Dall'Italia Dall'Italia Andrea Gabbrielli

La Guardiense: 50 anni, l’età dei risultati

La Guardiense: 50 anni, l’età dei risultati

Nata nel 1960 sotto la spinta di 33 vignaioli, oggi è diventata un punto di riferimento per il territorio beneventano – Ogni vendemmia si producono 4 milioni di bottiglie con un ottimo rapporto qualità-prezzo – Alla guida dal 1997 il presidente Domizio Pigna

Sono passati cinquant’anni da quel giorno dell’8 marzo 1960, quando un gruppo di 33 vignaioli decise di associarsi e fondare la Cooperativa Agricola La Guardiense. Fu una vera e propria scommessa sul futuro ma le forti motivazioni dei promotori – la difesa del reddito dei viticoltori – riuscirono a superare le non poche difficoltà e le tante diffidenze. Poi nel 1963 la prima vendemmia e nel 1976 un primo riconoscimento al lavoro svolto, il premio Bacchus Prix International, ritirato in Campidoglio dall’allora presidente Francesco Morone. Nessuno avrebbe mai pensato che mezzo secolo dopo i soci sarebbero diventati oltre mille e per di più con la fila davanti alla porta: nonostante lo statuto della cooperativa non consenta nuovi ingressi, la lista d’attesa con le richieste di adesione si allunga. E dopo tanti anni se ancora succede vuol dire che la fiducia non è mai venuta meno. Infatti la storia de La Guardiense è talmente intrecciata con la vita e con il lavoro degli associati da diventare non solo un indispensabile punto di riferimento produttivo e di innovazione ma anche di indicare un ideale modello di sviluppo, basato sulla qualità, per l’intero il territorio.

Nel cuore del Sannio
La Guardiense, presieduta da Domizio Pigna, deve il suo nome al borgo medievale di Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento. Il centro aziendale è situato in frazione Santa Lucia mentre i 2 mila ettari di vigneto di proprietà dei soci sono posti sui rilievi collinari, a un’ideale altitudine media di circa 600 metri sul livello del mare, dei comuni di Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore, San Lupo e Castelvenere. Qui le uve Falanghina, Aglianico e Piedirosso, ma anche Greco, Fiano e Coda di Volpe, hanno trovato l’ambiente ideale per esprimersi al meglio. Attualmente vengono prodotti oltre 200.000 ettolitri di vino all’anno e 4 milioni di bottiglie: è la più importante realtà cooperativa della Campania e una delle principali del Mezzogiorno che specialmente negli ultimi anni ha raccolto consensi e riconoscimenti dalle maggiori guide enologiche.

Una realtà moderna

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La Cantina nel corso degli anni ha sviluppato diverse proposte commerciali basate sui vitigni autoctoni sotto l’egida delle Doc Sannio e Guardiolo e dell’Igt Beneventano. I vini hanno un eccellente rapporto qualità-prezzo e sono in grado di soddisfare le diverse esigenze dei mercati e dei consumatori sia nazionali sia esteri. Per questo, oltre a protocolli di vinificazione mirati, da tempo La Guardiense si è dotata di impianti tecnologici all’avanguardia, funzionali al raggiungimento degli obiettivi enologici. Grazie ai vigneti vocati e alle moderne attrezzature, oggi le linee di produzione si articolano in Guardiense Classica, Fremondo, Janare Cru e Selezione Janare. In particolare queste ultime due rappresentano il top dell’offerta aziendale e sono curate, insieme al resto della produzione, con la consulenza di un famoso enologo quale Riccardo Cotarella. Sempre della linea Janare fa parte anche l’ultimo nato, il primo spumante Metodo Classico del Sannio. Creato per festeggiare l’anniversario, è un Guardia Sanframondi Doc, denominato Cinquantenario, ottenuto dalle sole uve Falanghina. Un nuovo prodotto simbolo non solo del territorio e delle sue uve, ma anche della capacità de La Guardiense di cimentarsi ai più alti livelli.

Domizio Pigna: valorizzare i vitigni locali

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Il presidente Domizio Pigna durante la conferenza stampa per i festeggiamenti con il giornalista Luciano Pignataro de Il Mattino, lo scrittore Andrea Zanfi e l’enologo consulente della Cantina Riccardo Cotarella

Dopo la laurea in Scienze agrarie a Portici (Napoli) si è dedicato interamente alla professione di agronomo. È stato eletto per la prima volta presidente della Cantina nel 1997 e da allora il suo mandato è sempre stato rinnovato. Ecco come ha risposto alle nostre domande.
– Quale bilancio dopo i primi cinquant’anni?
«Sicuramente positivo perché la viticoltura si è consolidata ed è riuscita ad assicurare un buon tenore di vita alle famiglie. Ultimamente la crisi ha colpito anche noi ma ritengo che, appena le condizioni miglioreranno, saremo in grado di recuperare rapidamente. Attualmente stiamo affrontando le difficoltà così come stanno facendo in tutta Italia e nel resto del mondo».
– I prossimi obiettivi a medio termine?
«Per noi il futuro vuol dire Falanghina. Siamo i maggiori produttori della Campania e già il 25 per cento dei nostri vini sono a base di quest’uva che ha delle grandi potenzialità, a partire dalla spumantizzazione. Si tratta di un vitigno che si presta bene e stiamo ottenendo dei buoni riscontri di mercato. Quanto alle uve rosse, oltre all’Aglianico, stiamo puntando sul Piedirosso. È sicuramente difficile, ma ha una qualità di base molto elevata e una produttività assai contenuta. Il vino poi è decisamente interessante e complesso e si differenzia notevolmente dagli altri che nascono dalle stesse uve allevate in altre aree della Campania. Inoltre, avendo raggiunto dei buoni e costanti standard qualitativi, stiamo lavorando per incrementare le esportazioni. La quota di export è ancora piccola, ma siamo in crescita nei Paesi Scandinavi – è il nostro primo mercato – così come in Giappone e Gran Bretagna, mentre stiamo rientrando in Germania e ora anche negli Usa».
– Cosa si augura per il prossimo mezzo secolo?
«Di crescere ancora, insieme al nostro territorio, e di continuare a distribuire un giusto reddito ai nostri soci e alle loro famiglie».


Le janare, chi sono?

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La linea Janare. Nel Sannio le janare sono le streghe. La Guardiense in questo modo ha voluto rendere omaggio alla sua terra

Nel Sannio le janare sono le streghe, mitiche figure della civiltà e della cultura contadina che alludono al carattere forte e indomito delle donne di questa terra, in grado di scagliare malefici e incantesimi.
Vuole la leggenda che durante il giorno celassero la loro natura mentre di notte, dopo essersi cosparse di un magico unguento, spiccassero il volo a cavallo di una “granata” cioè la classica scopa di saggina. Prima di decollare alla volta del cielo si racconta che recitassero questa frase: «Sott’a l’acqua, sott’a ‘r vient, sott’a la noc d’Bnvient» (Sotto l’acqua e nel vento, sotto il noce di Benevento). La Guardiense in questo modo ha voluto rendere omaggio e non perdere la memoria di questa antica e suggestiva tradizione popolare sannita.

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© Riproduzione riservata - 18/01/2011

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