Jean-Marie Aurand: “Conosco la viticoltura e mi metto al suo servizio”

Jean-Marie Aurand: “Conosco la viticoltura e mi metto al suo servizio”

Dopo dieci anni di interregno italiano, la Francia torna a guidare l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv), l’ente di riferimento nel campo vitivinicolo mondiale. Dal 1° gennaio 2014, infatti, Federico Castellucci passerà il testimone della direzione generale al francese Jean-Marie Aurand, eletto nella prestigiosa carica durante l’XIa Assemblea generale dell’Oiv tenutasi a Bucarest nella prima settimana di giugno a margine del 36° Congresso mondiale della vigna e del vino.

I partecipanti all'ultima assemblea generale dell'Oiv di Bucarest

Castellucci era succeduto, nel gennaio 2004, a un altro francese, Georges Dutruc-Rosset, destando all’epoca non poca sorpresa nell’ambiente transalpino per il fatto che a guidare l’Organisation (fino ad allora denominato Office), che ha il suo quartier generale proprio a Parigi, fosse un esponente italiano. I fatti hanno poi dimostrato come l’italien abbia ottimamente operato durante i suoi due mandati di direttore generale, soprattutto nell’ottica di riunire il maggior numero possibile di Stati intorno all’Organizzazione. Il futuro inquilino del palazzo al numero 18 di rue d’Aguesseau, a due passi dalla Madeleine e dall’Opéra, è comunque un personaggio con un curriculum prestigioso avendo ricoperto importanti incarichi al ministero dell’Agricoltura francese e presso altri organismi internazionali, oltre ad aver negoziato per conto della Francia le due ultime riforme dell’Ocm vino.

– Monsieur Jean-Marie Aurand, visti i suoi precedenti incarichi, come pensa di sfruttare questo importante bagaglio di esperienze per sviluppare ulteriormente il ruolo dell’Oiv?

«La mia esperienza professionale si caratterizza per una conoscenza approfondita della viticoltura e dell’economia del settore, in virtù di una lunga pratica di negoziati internazionali, così come grazie a solide competenze in materia di gestione e di organizzazione manageriale. Da agronomo, ho una formazione scientifica, e in questa veste ho maturato all’inizio della mia carriera esperienze di campo lavorando a contatto con agricoltori e viticoltori. In quest’ambito ho esercitato, nel corso dei miei differenti incarichi dirigenziali, compiti di responsabilità nell’ideazione, la negoziazione e la realizzazione di politiche agricole, sia francesi sia europee. Infatti, per vari anni sono stato incaricato della politica viticola francese, compresi i negoziati comunitari, e in questa veste mi sono occupato anche della tutela dell’Oiv e dell’Inao, l’istituto che si occupa delle denominazioni d’origine».
Come capo della delegazione francese all’Oiv dal 1994 al 1998, Aurand prese parte alle riunioni di Città del Capo e di Buenos Aires dove furono avviati i processi di rinnovamento dell’Office Internationale de la Vigne et du Vin. Un’occasione, questa, per acquisire anche una buona conoscenza degli aspetti tecnici ed economici del settore nei differenti Paesi europei e nel mondo.
«Al di là di questi miei impegni nei negoziati europei», spiega il futuro direttore generale, «ho seguito personalmente anche quelli multilaterali nell’ambito dell’Uruguay Round prima e più di recente di quelli di Doha. Inoltre, come direttore generale delle politiche agricole ho partecipato a riunioni della Fao e a numerose manifestazioni internazionali. Infine, come segretario generale del ministero dell’Agricoltura da quattro anni, ho tuttora la responsabilità del buon funzionamento del ministero: gestione delle risorse umane, negoziati ed esecuzione di bilanci, così come di funzioni informatiche e logistiche, la comunicazione, gli affari giuridici, le statistiche e le prospettive. E’ dunque l’insieme di queste esperienze e di queste competenze che mi auguro nei prossimi cinque anni di mettere al servizio dell’Oiv e di tutti i suoi Stati membri per lavorare intorno a un progetto ambizioso e di rinnovamento».

– Quali saranno dunque gli orientamenti della politica che intende dare all’Oiv una volta preso possesso delle funzioni? E inoltre, ritiene che l’azione futura dell’Oiv debba svilupparsiin un solco di continuità con quella adottata negli ultimi anni grazie al forte impegno di monsieur Federico Castellucci?

«Il mio operato si svilupperà senz’altro nella prosecuzione di quella portata avanti per ben dieci anni da Federico Castellucci, che ha diretto l’Organizzazione con grande successo. Un aspetto, questo, che ho voluto sottolineare in occasione della recente Assemblea generale dell’Oiv a Bucarest. Aggiungo che anch’io condivido la sua stessa visione strategica. Si tratta perciò di supportare l’Oiv nei suoi compiti tradizionali garantendo che questi siano assicurati al massimo livello in campo scientifico e tecnico. Tutto ciò presuppone varie azioni: 1) rafforzare l’elaborazione di nuove norme o l’aggiornamento di altre esistenti relativamente alle pratiche enologiche, la definizione dei prodotti, la loro etichettatura, i metodi d’analisi, insomma tutto ciò in un contesto di evoluzione di pratiche e di sviluppo degli scambi; 2) perseguire e rafforzare i legami con le altre organizzazioni internazionali (Codex, Fao, Ocm, ecc.); 3) consolidare la raccolta dei dati statistici su scala mondiale».
«Un altro settore da tener presente», continua Jean-Marie Aurand, molto disponibile a farsi intervistare in anteprima da Civiltà del bere, «riguarda le aziende specializzate in uva da tavola e uva secca, che meritano un’attenzione particolare al fine di favorire la coltivazione e la commercializzazione di tali prodotti. Occorre inoltre valutare diversi aspetti del comparto: 1) favorire i lavori che si occupano delle conseguenze del raffreddamento climatico sulla viticoltura, al fine di promuovere metodi di valutazione degli impatti ambientali pertinenti e adattati al settore; 2) incoraggiare gli studi per valutare gli esiti delle biotecnologie nella vigna o nel vino dal punto di vista ambientale o sanitario, e accompagnare sul piano normativo questi cambiamenti; 3) aggiornare gli studi sulle pratiche enologiche allo scopo di anticipare le evoluzioni degli standard di commercializzazione nonché di mettere anche in conto le attese dei consumatori, compreso ciò che riguarda lo sviluppo di nuovi prodotti».
«Infine, mi sembra importante rafforzare il posizionamento dell’Oiv come organizzazione mondiale di riferimento in materia vitivinicola. Ciò implica che gli obiettivi tradizionali in campo scientifico e tecnico siano sempre assicurati da un alto livello d’attenzione. Il mantenimento di un elevato grado di perizia tecnica, scientifica, giuridica e sociologica dell’Oiv è essenziale per la credibilità delle raccomandazioni e per le pubblicazioni dell’Oiv. Ecco perciò la necessità di arricchire continuamente la rete di esperti, garantendo il ricambio e facendo appello di nuove competenze».

Da sinistra, sta parlando il nuovo direttore generale Oiv Jean-Marie Aurand. Accanto, Yann Juban, direttore generale aggiunto, Federico Castellucci, segretario, Claudia Inès Quini, presidente e Yves Bénard, primo vicepresidente

– Con la recente adesione dell’Azerbaijan, l’Oiv conta oggi 45 Stati membri. Come pensa di poter ampliare in futuro il loro numero? Stati Uniti, Paesi del Sud America, altri del continente asiatico: da tempo si parla di un loro ingresso, ma alcuni di essi sembrano essere restii ad aderire.

«Premesso che al momento mi è ancora difficile entrare nei dettagli, non avendo ancora preso possesso delle nuove funzioni, posso comunque affermare che il consolidamento del posizionamento dell’Oiv come organizzazione mondiale di riferimento in materia vitivinicola passa giustamente anche attraverso l’adesione di un numero crescente di Paesi membri. Mi rallegro perciò che l’Azerbaijan abbia ufficialmente aderito all’Oiv durante la recente Assemblea generale. Altri Stati del continente asiatico, sudamericano, del bacino mediterraneo dell’Europa centrale e orientale hanno vocazione a entrare nell’Organizzazione. È per noi un obiettivo importante, così come il rientro di Paesi che hanno lasciato in passato l’Oiv. Come direttore generale mi riprometto quindi di mobilitarmi in questo senso, nel quadro di una visione condivisa con il presidente, carica ricoperta attualmente dall’argentina Claudia Quini».

– Un aspetto che potrebbe coinvolgere anche i cosiddetti “osservatori”…

«Certamente! Le organizzazioni professionali che figurano come osservatori», dice Aurand, «potrebbero essere meglio introdotte nei lavori, sempre rispettando le regole di indipendenza e imparzialità. Inoltre, trattandosi di Paesi che fanno già parte dell’Organizzazione, è importante che ciascuno di essi si senta all’Oiv come a casa propria, con la consapevolezza che il loro punto di vista sarà ascoltato e preso in considerazione durante i processi decisionali e vigilando per ottenere risultati utili per i Paesi stessi e i settori coinvolti. È essenziale, infatti, mantenere il consenso, che è garante di un adeguamento delle risoluzioni da parte degli Stati membri».

– Riguardo alle competenze dell’Oiv, quali possono essere, a suo avviso, gli aspetti da migliorare o modificare?

«L’Oiv va bene così com’è, tuttavia le cose, come si sa, si possono sempre migliorare, ed è perciò che nel corso del prossimo anno elaboreremo un nuovo piano strategico. Si tratterà di partire da un’analisi degli aspetti che riguardano il settore vitivinicolo per definire un numero limitato di priorità sulle quali dovremo concentrare i nostri sforzi. Trattandosi del funzionamento dell’Oiv, mi sembrerebbe importante porre un’attenzione particolare alle scadenze di validità dei progetti di risoluzione. È un aspetto che coinvolge l’efficacia e la credibilità stessa dell’Organizzazione. Converrà inoltre vigilare sul funzionamento armonioso delle differenti istanze di stima, riflessione e valutazione».
«L’ammodernamento dei metodi di lavoro», conclude Jean-Marie Aurand, «sarà perseguito e amplificato in accordo tra i Paesi aderenti e il segretariato dell’Oiv in modo da favorire l’avanzamento dei lavori nel corso dell’anno (sviluppo dei gruppi di lavoro elettronici, mobilizzazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione). So comunque di poter contare su collaboratori competenti e motivati per riuscirci. Beninteso, in un contesto economico difficile qual è questo, è indispensabile una gestione rigorosa dell’Organizzazione sul piano del bilancio. Infine, è importante la rappresentazione sulla scena mondiale, per cui starò alle costole del presidente per promuovere l’immagine dell’Organizzazione, per supportare e aumentare la sua notorietà e per rafforzare la sua influenza a livello internazionale».

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© Riproduzione riservata - 08/08/2013

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