Dall'Italia Dall'Italia Mario Fregoni

Genoma editing e Ogm sono sulla stessa barca

Genoma editing e Ogm sono sulla stessa barca

L’Ue ha deciso di trattare queste strategie genetiche allo stesso modo, anche se si tratta di tecniche diverse. Per la vite sarà un male? Il professor Mario Fregoni (presidente onorario Oiv) dice di no. Un protocollo di lunghi controlli metterebbe al riparo da ogni rischio.

La Corte di giustizia dell’Unione Europea il 25 luglio scorso ha equiparato due strategie genetiche e le loro varietà, ossia la “mutagenesi sito-specifica” e la metodologia degli Ogm.

Genoma editing e Ogm: che differenza c’è

La prima viene denominata anche genoma editing. Consiste nella sostituzione di una base del Dna con un’altra modificata artificialmente. È il caso ad esempio della trasformazione di un gene sensibile ad una malattia in uno resistente, che resta nella stessa posizione sul cromosoma. L’Ogm è invece una varietà ottenuta mediante il trasferimento artificiale di un gene (per esempio con un batterio vettore) da una specie ad un’altra.

Attenzione alla salute

L’equiparazione delle due metodologie genetiche sopra descritte nasce dal principio di precauzione, a tutela della salute umana e animale e dell’ambiente, nonché al fine di evitare dominanze economiche, monocolture intensive, dissesti idrogeologici, finanziamenti pubblici unidirezionali rischiosi. Il mondo scientifico ha reagito sottolineando il pericolo di negazione della scienza e dell’intralcio all’innovazione, della libertà della ricerca, della democrazia e dell’economia.

L’apporto dei genetisti

La Corte di giustizia dell’Ue collabora con genetisti internazionali che hanno sicuramente rammentato la possibilità di ottenere varietà resistenti ai parassiti e agli erbicidi mediante mutagenesi, tipo genoma editing, e successiva coltura in vitro, strategia che tuttavia non esiste in natura. Per tale ragione le varietà del genoma editing sono assimilabili a quelle Ogm. Un altro rischio deriva dall’uso del “gene drive”, acceleratore molecolare che rende irregolare la trasmissione mendeliana dei geni.

Il pericolo del “gene drive”

Il “gene drive” si ottiene inserendo nel Dna una sequenza capace di duplicarsi più velocemente delle altre naturali. Dopo alcune generazioni esso diventa dominante sui geni originari, eliminando geni utili, come quelli della qualità e così via. Inoltre il “gene drive” potrebbe diffondersi in modo incontrollato. Per questo prima di liberarlo vanno adottate precauzioni per mantenerlo confinato in una sola varietà e avere a disposizione un “gene drive” antagonista capace di annullare quello ingegnerizzato e quindi evitare l’eventuale estinzione della specie.

Contro la coltivazione di varietà frutto di genoma editing

Per questi e altri motivi precauzionali i Paesi dell’Ue possono vietare la coltivazione di varietà derivanti dalla mutagenesi sito-specifica o genoma editing e sottoporle a controlli molto lunghi prima della registrazione e della coltivazione, come già avviene per le varietà Ogm.

Le conseguenze sulla vite

In viticoltura, nonostante i numerosi anni di ricerca, non esistono Ogm coltivati e nemmeno varietà ottenute con il genoma editing, che ha goduto di un credito diffuso. Per molti anni pertanto la viticoltura dovrà, fortunatamente, ricorrere alle varietà tradizionali o autoctone derivanti da selezioni millenarie, oppure da incroci intraspecifici post-mendeliani (per esempio l’incrocio Fregoni 108 Barbera x Croatina = Ervi).

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