Dal mondo Dal mondo Emanuele Pellucci

La fiera di Hong Kong insegna: l’Est si conquista facendo sistema

La fiera di Hong Kong insegna: l’Est si conquista facendo sistema

 

 

Hong Kong ha celebrato la decima edizione della sua prestigiosa International Wine & Spirits Fair (9-11 novembre). L’evento è un’importante vetrina del trade rivolto non soltanto all’ex colonia britannica ma anche alla mainland cinese e ai Paesi vicini del sud-est asiatico, in particolare Macao, Singapore e Vietnam. Debutto per Malesia, Mauritius, Romania, Serbia e Ucraina. Hong Kong è un vero e proprio hub che ogni anno attrae importatori e compratori, che in questi tre giorni di fiera hanno raggiunto quota 20 mila, provenienti da 70 Paesi e regioni (+2,3% sul 2016). A questi vanno sommate le oltre 25 mila persone che nel terzo giorno, aperto anche agli appassionati, hanno preso d’assalto l’Hong Kong Convention and Exhibition Centre.

Le novità sullo sdoganamento in Cina

La fiera è organizzata dall’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) a partire dal 2008, anno dell’abbattimento dei dazi doganali da parte del Governo locale. L’edizione del decennale ha visto la partecipazione di 1.070 espositori da 38 Paesi con un fitto programma di eventi. Durante l’inaugurazione il segretario alle finanze di Hong Kong, Paul Chan, ha annunciato l’approvazione di un nuovo sistema di facilitazione doganale della Cina continentale. In pratica, il vino riesportato da Hong Kong godrà subito dello sdoganamento in tutti i 42 distretti della terraferma. Finora queste misure erano applicabili solo a cinque distretti: Pechino, Shanghai, Tianjin, Guangzhou e Shenzhen.

Hong Kong si conferma piattaforma strategica

Da parte sua, Benjamin Chau, vicedirettore esecutivo dell’HKTDC, ha ribadito che «Hong Kong si è trasformata in un centro commerciale e di distribuzione del vino per la regione, vera piattaforma per il commercio con la terraferma, che è stata a lungo il più grande mercato per i vini riesportati dalla City. Adesso i nostri commercianti di vino godranno di uno sdoganamento più rapido e di una maggiore certezza nella riesportazione dei vini attraverso Hong Kong». Le cifre confermano il ruolo della City quale punto di riferimento per l’export nel sud-est asiatico.

Import vinicolo +700% in 10 anni

Nei primi otto mesi del 2017 il valore del vino importato è stato di 7,5 miliardi di dollari HK (836 mln di euro), parte del quale (valore di 327 mln di euro) dirottato verso Cina, Macao e Vietnam. In dieci anni le importazioni di vino a Hong Kong sono cresciute del +700% passando da 1,6 miliardi di dollari HK (177 milioni di euro) del 2007 a 12 miliardi (1,3 miliardi di euro) del 2016. E le previsioni per quanto riguarda i mercati asiatici in generale da qui al 2021 sono ancora più rosee. È prevista, infatti, una crescita annua del +8,5% in valore e del +3,9% in volume, con la Cina che ha stime ancora migliori (1+0,4% all’anno in valore e +5% in volume).

I punti di forza del vino italiano

E il ruolo dell’Italia in questo contesto? Intanto le cifre dicono che nei primi otto mesi del 2017 il nostro export è cresciuto del +22%. E questo è già un dato più che positivo. «Non c’è dubbio», dice Michele Scuotto, responsabile locale di Ita-Ice, «che il diffondersi della ristorazione italiana, oltre a una migliore conoscenza da parte dei consumatori, stia favorendo la penetrazione dei nostri vini. I prodotti più noti restano i classici toscani, piemontesi e veronesi, ma adesso la gente comincia a conoscere anche i vini da vitigni autoctoni».

Il parere dell’importatore: Valdivia

Un bel polso della situazione ce l’ha Valdivia, la prima società a importare vini del Belpaese a Hong Kong nel 1974. «Per molto tempo», ci racconta Claudia Capelvenere, a capo dell’azienda fondata dalla madre danese Annelis e dal padre Dino, funzionario Alitalia a Hong Kong, «abbiamo detenuto il monopolio dell’importazione dei vini italiani. Oggi, con l’aumento della produzione, si sono moltiplicate le società di import: ce ne sono addirittura 3.000, molte delle quali trasferitesi a Hong Kong dalla terraferma perché da qui è più facile vendere in Cina».

Trend e tipologie più richieste dai consumatori asiatici

Valdivia rappresenta una trentina di marche italiane con circa 300 etichette. I vini più richiesti? «Soprattutto rossi, ma adesso anche bianchi freschi. La tendenza è sui vini più morbidi, poco tannici e di più pronta beva. I clienti più anziani ed esperti invece si orientano ancora su prodotti strutturati ed eleganti. In particolare piemontesi e toscani. Va detto però che in questo momento Barolo, Brunello e altri sono più difficili da vendere perché ci sono troppe marche sul mercato».

La guerra dei prezzi

Valdivia ha aperto anche un negozio frequentato dai giovani cinesi alla ricerca di nuovi vini italiani. «La nostra politica», dice Claudia, «è ricercare nuovi stili di vini per verificare se c’è richiesta dal mercato. Dobbiamo però essere certi poi di venderli. Quanto ai prezzi, Barolo e Brunello soffrono la concorrenza di australiani, cileni e spagnoli, che praticano prezzi inferiori con prodotti che ben si adattano al palato cinese».

L’Italia in fiera

Quest’anno la presenza italiana alla fiera di Hong Kong era così articolata: circa 120 le aziende espositrici, gran parte delle quali riunite sotto il “cappello” di Vinitaly International e Ita-Ice. C’erano anche anche alcuni consorzi (Alto Adige, Conegliano Valdobbiadene, Valpolicella); assenti Chianti, Chianti Classico e Brunello di Montalcino (che avevano partecipato alle edizioni precedenti) probabilmente a causa della concomitanza con altre iniziative. Altre aziende erano sotto le insegne dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna, Piemonte land of perfection (che riunisce i principali consorzi e associazioni regionali) e Wine Meridian web magazine.

Parla Giovanni Mantovani (Veronafiere)

Le defezioni sono state così commentate da Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, «Grazie al meccanismo dell’Ocm, che mette in campo così tante risorse, ognuno si fa la propria promozione. Dispiace quindi vedere la presenza coesa di Francia e Germania, mentre dalla nostra parte erano assenti alcuni protagonisti importanti. Occorrerebbe una maggiore coordinazione, perché quando si fa sistema la risposta c’è». Soddisfazione dalle aziende presenti è stata espressa, tra gli altri, da Olga Bussinello, direttore del Consorzio Valpolicella, da Marco Toti della toscana Rocca delle Macìe e da Massimo Gianolli di La Collina dei Ciliegi, il cui stand è stato preso d’assalto per la presenza dell’ex calciatore Daniele Massaro, testimonial dell’AC Milan per la Cina, al quale la Cantina della Valpolicella ha dedicato quattro vini.

Una porta per il Sud-Est asiatico

Da parte sua il direttore di HKTDC Italia, Gianluca Mirante, presente nei padiglioni per l’intera durata della fiera, ha sottolineato l’importanza di fare sistema, della formazione e soprattutto di organizzare la partecipazione con largo anticipo aggiungendo: «Non dimentichiamo che la peculiarità della fiera è di raggiungere i mercati del Sudest asiatico, a cui tendenzialmente non si può arrivare se si va direttamente in Cina».

Focus bollicine all’Hong Kong International Wine & Spirits Fair

Tra i tanti seminari in programma, uno dei più seguiti è stato quello in apertura di fiera dedicato ai vini spumanti, la tipologia che a detta di Chuan Zhou, direttore di Wine Intelligence, è l’unica che registra incrementi nelle vendite e nei consumi in ogni parte del mondo. Un mercato di oltre 225 milioni di casse, pari a circa 2,7 miliardi di bottiglie. Il nostro Prosecco incide per il 12%, seguito da Champagne (10%), Cava (8%) e poi tutti gli altri, con l’Asti che ha una quota del 2%. Secondo Patrick Schmitt, MW e redattore capo di The Drinks Business, da qui al 2020 sarà ancora il Prosecco a registrare le migliori performance, nell’ordine addirittura del 13,5% contro l’1,4% dello Champagne e dell’1,7% dell’Asti.

Chi domina il mercato spumanti

Tra i relatori del seminario, moderato da Debra Meiburg MW, anche Clotilde Chauvet, winemaker e contitolare della Champagne Marc Chauvet a Rilly La Montagne. La produttrice ha sottolineato come quest’anno la partecipazione delle bollicine francesi sia stata numerosa grazie alla presenza del Syndicat Général des Vignerons. «Dall’interesse che stiamo vedendo in fiera», ha detto, «c’è un notevole potenziale di crescita per il mercato dello Champagne in Asia». Tornando ai numeri forniti da Chuan Zhou, attualmente in testa al mercato delle bollicine figura la Germania (45,5 milioni di casse nel 2016), davanti a Italia (38,7), Francia (29,6), Usa (24,8) e Regno Unito (14,1). In pratica, i mercati tradizionali. Molto distanti invece le posizioni dei mercati asiatici, tra cui Giappone (4 milioni di casse) e la stessa Cina (1,5).

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© Riproduzione riservata - 22/11/2017

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