Coppo: la longevità di Monteriolo
A Canelli, l’azienda Coppo ha qualcosa da dirci in merito alla longevità dei suoi vini, e lo fa, a sorpresa, parlandoci di un bianco, di un importante e classico Chardonnay, il Monteriolo. Ci raccontano i fratelli Coppo che nel 2004 l’annata ebbe un andamento climatico molto regolare con una buona produzione abbinata a un’altissima qualità delle uve, promettente in longevità. Il Monteriolo di quell’anno mostra equilibrio in tutte le sue componenti, dall’alcol all’acidità, con profumi esotici e vanigliati. Il 2003 già dai primi mesi dell’anno evidenziò scarse precipitazioni, sfiorando la crisi idrica nei mesi di luglio e agosto, quando in pratica non esisteva escursione termica. Il risultato, vini molto alcolici, ricchi di estratti, moderati in termini di acidità. Opulenza che con la maturazione si è rivelata più armonica del previsto, regalando, nel caso del Monteriolo, ricordi di pietra focaia. Il 2001 ha goduto di un clima particolarmente favorevole nei mesi di settembre e ottobre, cosa che si è riflessa molto favorevolmente nei vini, infondendo nello Chardonnay un carattere di grande mineralità.
Venendo al 2000, “potenza” è sicuramente l’aggettivo più adatto, unita peraltro a un buon quadro acido. Per un Monteriolo carico di frutta esotica, grasso e ampio al palato. Sostanzialmente diverso invece il quadro organolettico del 1998, con quel suo naso floreale e fresco di ananas e agrumi, ancora molto vivace e persistente al gusto. Sul 1997
sono stati scritti fiumi di inchiostro: è sufficiente ricordare che i vini figli di quest’annata sono caratterizzati da una grande intensità e maturità, e non fa eccezione lo Chardonnay: intenso, complesso, minerale. Il 1994 è stato un millesimo particolare, ottimo per le uve bianche, difficile – a causa delle piogge settembrine – per le uve rosse. Il Monteriolo 1994 presenta una freschezza inaspettata, con note di frutta matura, una beva persistente e sapida. Infine il 1989. Una grande annata, più elegante del 1990 e del 1988. Lo Chardonnay in particolare sa di pietra focaia e ricordi di vaniglia, piacevolmente evoluto, ma reso vivo da un’acidità ancora pimpante.
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