Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Castello Monaci, tenuta modello nel cuore del Salento

Castello Monaci, tenuta modello nel cuore del Salento

“This is me, Castello Monaci si racconta”. Lo scorso 12 giugno la grande proprietà salentina della famiglia Seracca Guerrieri, che dai primi anni Duemila collabora proficuamente con il Gruppo Italiano Vini per la produzione di vini pugliesi di alto profilo, ha aperto le porte della tenuta per una festa dedicata ai clienti più stretti e alla stampa nazionale. L’obiettivo? Celebrare questa sinergia quasi ventennale, ma anche raccontare la parte più intima dell’azienda, i risultati raggiunti e i progetti per il futuro.

La centralità delle vigne nelle parole del presidente

Castello Monaci è una Cantina modello con 210 ettari vitati nella penisola salentina tra le province di Bari, Lecce e Taranto, un luogo di rara bellezza, accarezzato dal vento di due mari, lo Ionio e l’Adriatico. Il presidente Vitantonio Seracca Guerrieri segue personalmente la gestione delle vigne, mantenendo un’impronta artigianale e rispettosa dell’ambiente circostante. «La vite è un’entità vivente che trasferisce dentro di sé ciò che le accade intorno. Raccoglie, assimila e rielabora per poi restituire tutto sotto forma di acino, in modo più evoluto, quasi sublimato. Le nostre viti catturano il vento che scuote il Salento, il mare che lo abbraccia, il sole che lo scalda tutto l’anno… Le piante si rafforzano grazie alle attenzioni che, ormai da quattro generazioni, poniamo in ogni fase della lavorazione, consapevoli che l’eccellenza nasce in vigna, con le mani nella terra e in testa il vino che verrà».

 

Il suggestivo esterno di Castello Monaci

 

Il talk show con i vertici del Gruppo Italiano Vini

Durante la serata – organizzata con la collaborazione di Ilaria Donateo, titolare dell’Enoteca Sapori d’Arneo di Porto Cesareo e presidente dell’associazione DeGusto Salento – la famiglia Seracca è stata protagonista di un interessante talk show moderato da Davide Gangi di Vinoway.com. Il confronto ha coinvolto anche il direttore generale del Gruppo Italiano Vini Roberta Corrà e l’enologo e amministratore delegato di Castello Monaci, Christian Scrinzi.

Riflettori sempre puntati sulla sostenibilità

Luigi Seracca Guerrieri, che oggi affianca attivamente il padre Vitantonio nella gestione della proprietà, ha ricordato l’attenzione alla sostenibilità ambientale attraverso un progetto a 360 gradi che prevede l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili, il monitoraggio dell’efficienza idrica nell’irrigazione e nella coltivazione, l’assorbimento delle emissioni di CO2 attraverso il mantenimento di aree verdi e la salvaguardia della biodiversità della flora e della fauna. «La nostra è una vera e propria fissazione per l’ambiente che tende un po’ alla follia», scherza. «L’ultimo progetto, che stiamo realizzando con l’Università di Lecce, prevede l’arricchimento di un bosco di circa 17 ettari per garantirci un microclima e una biodiversità unica, ma anche il fissaggio dell’anidride carbonica per le piante».

Il restyling delle etichette guarda al territorio

Durante il suo intervento il direttore generale Roberta Corrà ha ricordato come: «Castello Monaci costituisce una delle maggiori priorità per il Gruppo Italiano Vini. Qui si respira aria di famiglia, di grande passione e di duro lavoro che portano a traguardi d’eccellenza. Non c’è solo marketing, ma verità e autenticità che si ritrovano in ogni sorso, in ogni bottiglia. Durante il Vinitaly 2018 abbiamo presentato il nuovo packaging delle etichette. Al centro del restyling c’è la volontà di mettere in primo piano il territorio e i suoi elementi cardine: il mare, il vento, la sabbia, il barocco leccese… Per noi i vini di Castello Monaci sono “l’essenza del Salento”: rappresentano l’eleganza e l’identità di questo angolo magico di Puglia. Volevamo che il messaggio fosse ben chiaro anche a livello grafico».

 

Roberta Corrà e Luigi Seracca Guerrieri

 

Le tappe del successo e i nuovi obiettivi

A Cristian Scrinzi, enologo e amministratore delegato della tenuta, il compito di rievocare l’avventura salentina del Gruppo Italiano Vini dagli esordi ad oggi. «Si tratta di un percorso articolato e ricco di soddisfazioni. Nel biennio 2002-2003 ci siamo focalizzati sulla linea di imbottigliamento, cercando di perfezionarne la qualità e lo stile. Tra il 2004 e il 2007 abbiamo dato vita a una vera rivoluzione, cercando di interpretare l’enologia del Sud per sfidare e approcciare anche il Nuovo Mondo. Poi siamo andati ancora oltre, sempre nel segno dell’eccellenza, con ricerche e un grande impegno sul fronte della sostenibilità. I progetti del prossimo futuro ci vedranno impegnati a potenziare il carattere identitario dei vini, la loro spiccata personalità, sempre nell’ottica di una assoluta artigianalità. Un concetto chiave a cui la famiglia Seracca è particolarmente legata».

Gli altri progetti e la proposta di hospitality

Tra le sperimentazioni in corso, ricordiamo quella sul Moscatello Selvatico, da molti considerato il padre del Primitivo, che è stato messo a dimora nel 2005 in una vigna di fronte all’ingresso principale della tenuta e viene vinificato passito. In fase di avviamento c’è anche il progetto del Museo dell’alberello, che vedrà la realizzazione di un camminamento tra le vecchie piante ad alberello pugliese patrimonio aziendale. Infine, la prestigiosa offerta sul fronte dell’hospitality con il wine resort Le Scuderie (10 camere a tema vino) e la Cascina Metrano (un antico casale cinquecentesco ristrutturato che offre cinque stanze matrimoniali).

La cena con i giovani chef salentini e i vini Castello Monaci

“This is me, Castello Monaci si racconta” ha visto la partecipazione di alcuni giovani chef del territorio salentino – Andrea Godi, Solaika Marrocco, Giovanni Pellegrino, Alessandra Civilla e Francesco Pellegrino – che per l’occasione hanno preparato alcuni piatti innovativi, espressamente dedicati ai vini della tenuta, mentre i barman del locale QuantoBasta hanno proposto alcuni cocktail utilizzando alcune etichette aziendali. Di seguito, i vini protagonisti della serata.

Acante, Fiano Salento Igt

Un bianco di grande bevibilità, ricco di sfumature, con delicate note minerali. La fermentazione avviene in acciaio a basse temperature, con successivo affinamento sui propri lieviti. Naso profumato di frutta a bacca gialla e miele, seguito da note di nocciola tostata. Impressiona per la freschezza e la lunghezza di sorso.

Pietraluce, Verdeca Salento Igt

Un bianco fresco, sapido, delicato e gentile, caratterizzato da un bouquet di fiori bianchi e una piacevole nota agrumata. Il suo colore giallo con riflessi verdolini lucenti ha ispirato il nome, che ricorda anche la pietra bianca locale baciata dal sole.

Kreos, Negroamaro Rosato Salento Igt

Un omaggio ad Eos, figura mitologica greca, dea dell’aurora. È ottenuto da uve 100% Negroamaro che vengono raccolte nelle prime ore della mattina e subito trasportate in cantina per una brevissima macerazione che conferisce un colore rosa brillante. Profumo di piccoli frutti rossi e bocca piena ed elegante, di notevole freschezza.

Piluna, Primitivo Salento Igt

Il nome significa “vaso di tufo” e indica gli antichi contenitori nei quali si usava conservare l’olio e il vino. Una parte matura per 6 mesi in barrique francesi di diversa tostatura, il resto in acciaio. Un Primitivo morbido, concentrato, con sentori di pepe e macchia mediterranea.

Artas, Primitivo Salento Igt

Il Primitivo top di gamma porta il nome di un valoroso principe messapico che sostenne gli ateniesi in lotta contro Sparta durante guerra del Peloponneso. La maturazione avviene per 6 mesi in barrique di rovere e per altri 6 mesi in botti grandi. Ha un bouquet raffinato e sfaccettato di frutti di bosco, spezie dolci e sentori balsamici. Trama tannica fine e perfetto equilibrio al palato.

Aiace, Salice Salentino Riserva Doc

Un altro vino dedicato a un grande personaggio del passato. In questo caso si tratta di un eroe omerico greco famoso per la sua forza e il valore, proprio come questa Riserva da uve Negroamaro (80%) e Malvasia nera di Lecce (20%) che matura 12 mesi in barrique di I e II passaggio prima di essere messa in botte grande per altri 12 mesi. Struttura importante, finezza e profondità gustativa ne fanno un rosso capace di vincere la sfida del tempo.

Moscatello Selvatico Salento Igt

Straordinario passito da un single vineyard piantato nel 2005. L’affinamento è in barrique di primo passaggio per 10 mesi. Giallo dorato intenso, rivela note di fiori d’arancio, salvia e frutta caramellata. In bocca è morbido e avvolgente, dotato di grande freschezza e per nulla stucchevole.

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