Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Capitani coraggiosi. Assaggi e storie di 8 giovani che credono nel Teroldego

Capitani coraggiosi. Assaggi e storie di 8 giovani che credono nel Teroldego

Il microcosmo produttivo del Teroldego Rotaliano scatta una bella fotografia della passione e dell’impegno che caratterizza le nuove generazioni. Il “ritorno alle campagne” dei giovani “Made in Piana” si chiama Teroldego R/Evolution (la grafica del logo lascia volutamente spazio a una doppia interpretazione): un’associazione nata nel 2018 che riunisce nove produttori impegnati nella tutela, promozione e valorizzazione di questa storica varietà autoctona, di cui offrono la loro personale interpretazione.

I loro vini sono stati al centro della masterclass “Capitani coraggiosi, assaggi e storie di otto giovani che ci credono” condotta dal direttore Alessandro Torcoli lo scorso 13 maggio durante la giornata conclusiva di Incontri Rotaliani alla Fondazione Mach di San Michele all’Adige.  Come ha spiegato il presidente Francesco Devigili: Tutto parte da una profonda amicizia che ci lega e dal legame fortissimo con il territorio. Io che sono il più giovane ho 27 anni, il maggiore ne ha 42. Tutti abbiamo sottoscritto un disciplinare rigoroso che prevede rese più basse e altre misure volte a migliorare l’attività in vigna e alzare l’asticella della qualità del Teroldego”.

Lezèr 2018, il Teroldego biodinamico di Emilio Foradori

Ad aprire il tasting è Emilio Foradori, che ha presentato Lezèr, Vigneti delle Dolomiti Igt 2018. L’azienda di famiglia, situata a Mezzolombardo, non ha bisogno di molte presentazioni: pioniera della biodinamica, ha scelto di andare controcorrente con ottimi risultati, vinificando perlopiù in anfora. Questo Teroldego è marcatamente diverso, non un rosato ma un Teroldego “lezèr”, ovvero leggero, pensato anche per un consumo estivo e spensierato. Colore cerasuolo, naso ammiccante di ciliegia, fragoline di bosco. In bocca straordinaria freschezza; il tannino c’è, ma è una carezza delicata.

Da Roma a Mezzocorona: i fratelli Martinelli con Single Barrel 2016

Giulio e Andrea Martinelli raccontano la storia di un ritorno, di due fratelli che da Roma hanno deciso di stabilirsi in Piana Rotaliana per riprendere l’antica tradizione di famiglia, recuperando i vigneti di proprietà dopo quasi 30 anni. L’azienda di trova a Mezzocorona e Single Barrel, Teroldego Rotaliano Doc 2016 nasce da vigne di oltre 50 anni a pergola doppia, con fermentazione in acciaio e affinamento in botte grande per 1 anno. Nessuna chiarifica né filtrazione. Naso complesso, fruttato, con una bella speziatura. Grande equilibrio al palato, tannino leggero e setoso.

Bagolari 2016, cru storico presentato da Elisabetta Donati

Elisabetta Donati è la sesta generazione della Cantina Donati Marco, un’azienda di Mezzocorona attiva dal 1963. Il suo Bagolari, Teroldego Rotaliano Doc 2016 porta il nome di uno dei cru storici. In vigna si effettua il taglio della punta del grappolo e si aspetta la perfetta maturazione fenolica. Fermentazione in acciaio ed evoluzione in botte di rovere, dove il vino svolge anche la malolattica. Naso fitto, che ricorda la confettura, la noce moscata, un tocco di vaniglia, tutto ben organizzato.  In bocca corpo ricercato e bella sapidità.

Ottavio 2016, omaggio al nonno di Francesco Devigili

A presentare il quinto vino è Francesco Devigili, titolare della Cantina Devigili di Mezzolombardo, che qualche anno fa ha deciso di lasciare la pratica forense per ritornare ai vigneti di famiglia e riavviare la produzione. Ottavio, Vigna Pasquari Teroldego Rotaliano Riserva Doc 2016 è un omaggio al nonno vignaiolo e racconta l’impegno di vinificare parcella per parcella, vigneto per vigneto, valorizzando l’espressività dei singoli terroir. Pasquariè un clos di 2,5 ettari nell’area storica Le Teroldeghe con vigne di 80 anni. Produzione limitata a due botti poco tostate (una in rovere francese, l’altra del Palatinato) per una superselezione di estrema morbidezza e rotondità, con un lungo futuro davanti a sé.

Il Vigilius 2016 di Giulio De Vescovi

Si prosegue con il Vigilius, Teroldego Rotaliano Doc 2016 della Cantina De Vescovi Ulzbach di Mezzocorona. Giulio De Vescovi ha rilanciato l’attività di famiglia nel 2003 nel segno della cura per i dettagli e della sperimentazione. Questo Teroldego proviene da vigneti in parte a pergola e in parte a spalliera. La fermentazione avviene in tini di rovere aperti, l’affinamento in barrique e ceramica. Naso tipico varietale dove domina la frutta scura, cannella, con un accento di rosa e di viola. Tensione acida, tannino setoso, grande persistenza.

Rudy Zeni presenta Ternet Schwarzhof 2016, di grande concentrazione

Ternet Schwarzhof, Vigneti delle Dolomiti Teroldego Igt 2016 è il vino simbolo di Rudy Zeni,quarta generazionedella Cantina Zeni Roberto di Grumo di San Michele all’Adige, che ha scelto di produrre in regime biologico. L’uva diraspata fermenta in piccoli tini di legno di rovere, con macerazione di quasi 25 giorni. Poi maturazione in carati di rovere francese per circa 12 mesi. Nel calice un rosso di grande concentrazione e intensità aromatica, davvero unico.

Il Leoncorno Riserva 2015 di Lisa Maria Endrici (Endrizzi)

È il turno di un’altra giovane donna, Lisa Maria Endrici della Cantina Endrizzi, fondata nel 1885 a San Michele all’Adige. Leoncorno, Teroldego Rotaliano Superiore Riserva Doc 2015 nasce da vecchie viti a pergola di Mezzocorona e Mezzolombardo. Malolattica e primo affinamento in barrique con successiva maturazione in grandi fusti di rovere. Bouquet di ciliegia, amarena, ribes, lampone, speziatura da legno che inizia a integrarsi perfettamente. Il finale che denota la maturità del frutto di partenza con una tendenza dolce ben bilanciata da una piacevole acidità varietale.

Luigi 2015, Riserva dal vigneto Sottodossi di Paolo Dorigati

La degustazione si chiude con Paolo Dorigati, quinta generazione della Cantina Dorigati di Mezzocorona. Il suo Luigi, Teroldego Rotaliano Riserva Doc 2015 dal vigneto Sottodossi è un tributo al fondatore e segna la ricerca sul fronte dei cru, in un’ottica di lettura qualitativa del territorio. Grande compattezza, frutto profondo e intenso, tannini fitti per un vino che prosegue la macerazione per 3-4 settimane, poi 12 mesi in barrique di rovere, un passaggio in acciaio e altri 24 mesi in bottiglia. Destinato a durare.

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© Riproduzione riservata - 17/05/2019

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