Birre delle Marche: il nostro itinerario

Birre delle Marche: il nostro itinerario

di Carlo Cleri

Le Marche hanno molto da offrire al turista che si appresta a visitarle. Non so in quanti altri posti sia possibile andare dalla spiaggia alla montagna in meno di un’ora, passando tra cittadine e borghi collinari ricchi di storia e di cultura. Il settore enogastronomico può proporre un’offerta ampia di piatti di origine povera, tutta la cucina è di stampo contadino e marinaresco. E quindi brodetti, paste all’uovo, passatelli, salumi, arrosti e grigliate di pesce e di carne.

 

 

Di fronte a un’offerta così variegata latita da sempre la capacità di promuoversi e di proporsi, forse proprio per quelle radici mezzadrili per cui ci si ingegnava a ricavare il meglio dal poco che si possedeva, ma si delegavano il commercio e la vendita al latifondista. Basti pensare che un vitigno oggi di grande successo come il Verdicchio, per anni è stato commercializzato vino sfuso. Purtroppo anche nel settore birraio si è rischiato e si rischia di ripetere gli stessi errori.

Il ritardo delle artigianali

Il consumo e la produzione di birra diversa dalla bionda industriale è arrivato abbastanza in ritardo rispetto ad altre regioni e ha visto subito emergere un paio di produttori di notevoli dimensioni che, con investimenti rilevanti e grandi capacità, sono stati abili nell’arrivare alla ristorazione della riviera marchigiano-romagnola e sugli scaffali della Gdo nazionale. Incoraggiate da tali esempi si sono susseguite molte aperture di birrifici, che avevano come obiettivo il solo ristretto mercato locale delle bottiglie, sperando al massimo di arrivare nel supermercato di paese.

Birre delle Marche, dal mercato locale alla distribuzione

Quindi per molto tempo non si è partecipato a manifestazioni, al di fuori dei confini provinciali e/o regionali perdendo occasioni di confronto e crescita. Ma i migliori hanno saputo coniugare ricerca, qualità e sperimentazione, riuscendo a raggiungere oggi una certa notorietà e una buona distribuzione a livello nazionale. Si può programmare quindi un ideale viaggio tra alcuni dei produttori più significativi, inframmezzando il tour con visite ai borghi grandi e piccoli che punteggiano le colline.

 

 

A Fano da RentOn

Partiamo dal nord, dal centro storico della cittadina rivierasca di Fano, facendo visita al birrificio e brewpub RentOn, dove il giovane ma ormai esperto Elia Adanti lavora, separato dal locale di mescita da una grande vetrata. Elia, allievo di Jurij Ferri di Almond, per molto tempo ha prodotto le sue birre in un impianto di dimensioni estremamente limitate, dovendo provvedere da solo anche a promozione e commercializzazione. Ora con nuovi soci e un grande impianto ha potuto dedicarsi esclusivamente alla brassazione.

Miele e spezie per una gamma originale

Tra gli ingredienti fa largo uso di miele e spezie di piccoli produttori italiani, dando vita a una gamma originale e difficilmente catalogabile negli stili “classici”. Da assaggiare la Yellow Summer Ale, di soli 3,5 gradi, acidula e dissetante, con la forte impronta delle bucce di bergamotto calabrese usate in sostituzione quasi totale del luppolo. La New Order, dall’imponente impatto olfattivo derivante dal lievito belga e da note balsamiche e mentolate del miele di melata, sorprende con una facilità di beva che non va presa sottogamba. Se volete invece ricercare i migliori abbinamenti con i fritti e il pescato (Fano è un importante mercato del pesce dell’Adriatico) potete affidarvi alla Lola, originalissima Saison alla salvia.

Luppolature generose al Birrificio dei Castelli

Lasciando la A14 a Senigallia e inerpicandosi per le colline ben note per la produzione di vino, si arriva al piccolo borgo di Piticchio, uno dei castelli fortificati che proteggeva il territorio di Arcevia. Entrambi i luoghi meritano assolutamente una visita, così come il vicino Birrificio dei Castelli. Roberto Coppa e Giovanni Petroni, birrai e proprietari, si sono affermati per la loro capacità di brassare birre caratterizzate da luppolature generose ma sempre con una beva piacevole e di carattere.

Tre birre di carattere

Iniziate la degustazione con la Brevis Furor, raffinata Amber Ale dai gradevoli toni di frutta tropicale, che i due ragazzi consigliano come “accompagnamento di discussioni animate”. Proseguite con la Extrema Ratio, una Double Ipa robusta e inebriante con un bouquet agrumato e floreale. E con la Calix Niger, una Stout dove si è riusciti a ottenere un difficile ma raffinatissimo equilibrio tra gli aromi caldi della massa di cacao e le note erbacee e prepotenti del luppolo. Vista la notevole pulizia olfattiva delle birre, è sorprendente verificare che nel birrificio si fa ricorso a fermentazioni in vasche semiaperte.

Foto in apertura: Daniele Avenali

 

Il viaggio prosegue su Civiltà del bere 5/2017 con MC77 e Mukkeller. Per leggere l’articolo completo acquista la rivista sul nostro store (anche in digitale). Per info: store@civiltadelbere.com

 

Tag: , , , ,

Leggi anche ...

Il Gin Agricolo è made in Piemonte
L'altro bere
Il Gin Agricolo è made in Piemonte

Si chiama Gin Agricolo, perché spesso il suo Leggi tutto

Alkermes made in Florence all’Officina di S.M. Novella
L'altro bere
Alkermes made in Florence all’Officina di S.M. Novella

Il liquore principe della zuppa inglese nasce n Leggi tutto

Birra artigianale in Calabria e Basilicata. Rivoluzione culturale dal Vulture all’Aspromonte
L'altro bere
Birra artigianale in Calabria e Basilicata. Rivoluzione culturale dal Vulture all’Aspromonte

di Manuela Laiacona Una storia brassicola che s Leggi tutto