Lungo la via Emilia del luppolo

Lungo la via Emilia del luppolo

di Fabrizio Guernelli

 

L’Emilia Romagna è sezionata dall’autostrada (A1 e A14), ma per emiliano-romagnoli e viaggiatori slow la strada è la via Emilia, che collega la regione da Piacenza al mare. Attraversare la regione percorrendola vuol dire toccare i capoluoghi, vivere le campagne, avere da un lato la pianura Padana e dall’altro gli Appennini, conoscerne la gente, allo stesso tempo riservata ed esuberante, ambigua e genuina.

Toccalmatto, estremo e innovativo

Non lontano dalla via Emilia in quel di Fidenza, comincia il nostro itinerario dal birrificio Toccalmatto, fondato nel 2008 dal carismatico Bruno Carilli. Per lui un passato da dirigente nell’industria birraia, esperienza che gli permette in breve tempo di portare il birrificio a elevati standard qualitativi e di proporre le sue creazioni nei più famosi locali al mondo. La gamma è molto ampia, diverse sono le one shot (birre brassate una sola volta), nate da collaborazioni con i birrifici artigianali di tutto il globo. Il filo conduttore è il luppolo, ingrediente caratterizzante della maggior parte della produzione.

Varietà di stili e di luppoli

Zona Cesarini – il cui nome deriva dalle quantità importanti di luppolo utilizzate negli ultimi minuti – è sicuramente l’etichetta più conosciuta e rappresentativa e, dalla sua nascita, è evocativa di come qui si sia sempre all’avanguardia, sia nella capacità di utilizzo dell’ingrediente, sia nella conoscenza delle nuove varietà in commercio. Molti gli stili classici, rivisitati e arricchiti da note luppolate piacevoli e mai invadenti, come la Stray Dog, tipica Bitter inglese da 4,2% vol., a cui viene effettuato un dry hopping (luppolatura a freddo, che ha l’obiettivo di massimizzare il trasferimento delle note olfattive) di luppoli americani, che donano alla birra un piacevole fruttato agrumato.

 

 

bruno carilli toccalmatto

Bruno Carilli di Toccalmatto

 

Non solo birre estreme

Famoso per le sue produzioni estreme o innovative, con la semplicità della Re Hop dimostra come, per fare una birra di carattere, non sia necessario per forza utilizzare ingredienti sensazionali o luppoli all’ultimo grido. Grande esempio di come un’etichetta all’apparenza semplice possa risultare elegante e per nulla banale. A meno di 2 chilometri dal birrificio, proprio in corrispondenza dell’uscita autostradale, si trova la vecchia sede, con lo spaccio per acquistare le bottiglie, e dove è stata allestita la barricaia per edizioni speciali affinate in botti usate di grandi vini o distillati.

Una sosta all’Arrogant Pub

La vicina autostrada è comoda, ma spostandoci verso Reggio Emilia è sicuramente più accattivante percorrere le strade “basse” dove ci potremo imbattere in salumifici e caseifici, affascinanti e pieni di prodotti succulenti. Se alla birra vogliamo abbinare del buon cibo, con ingredienti a km 0, il locale che fa per noi è l’Arrogant Pub di Reggio Emilia. La grande esperienza dei gestori, Alle, Davide ed Elisa, sia nella conoscenza delle birre, sia nel campo della ristorazione, rende possibile un’offerta ampia e di alta qualità, di fronte alla quale la difficoltà dell’avventore è cosa scegliere, non potendo assaggiare tutto. Piatto forte del pub sono gli hamburger, preparati con carni eccellenti di produttori locali, personalmente selezionate dai proprietari, ma si possono trovare anche tartare indimenticabili. L’offerta di birre alla spina è sempre molto varia, con sapiente rotazione tra birrifici locali e internazionali, e una costante esplorazione dei vari stili.

 

Birrificio Dada

Alcune bottiglie del Birrificio Dada

 

L’avanguardia di Dada

Percorrendo pochi chilometri arriviamo a Correggio dove troviamo il Birrificio Dada, liberamente ispirato all’omonimo movimento di avanguardia artistica di inizio secolo scorso, nato per mano di Enrico Bartoli e Roberto Ferrari. Nella loro idea, Dada è la naturale contrapposizione alle convenzionali e poco emozionali birre industriali. Rispettivamente birraio e commerciale sin dall’inaugurazione del birrificio nel 2010, hanno le idee chiare sia sui prodotti – semplici e conviviali – sia sulla distribuzione – vendita diretta e filiera corta per poter aver maggior controllo. La produzione è quasi completamente di ispirazione anglo-americana e belga: possiamo così trovare una classica Bitter inglese come la Hugo, perfetto bilanciamento tra le note biscottate dei malti e il finale leggermente speziato ed elegantemente amaro dei luppoli, spesso presente allo spaccio spinata a pompa inglese.

Il viaggio prosegue su Civiltà del bere 3/2017. Prossime tappe: il luppoleto Italian Hops Company e il Birrificio Bellazzi. (foto C. Colombo)

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 3/2017. Per continuare a leggere acquista la rivista sul nostro store (anche in formato digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com

Tag: , , , , ,

Leggi anche ...

Cresce la birra artigianale italiana
Dall'Italia
Cresce la birra artigianale italiana

Nel nostro Paese crescono i consumi di birra Leggi tutto

Il Gin Agricolo è made in Piemonte
L'altro bere
Il Gin Agricolo è made in Piemonte

Si chiama Gin Agricolo, perché spesso il suo Leggi tutto

Alkermes made in Florence all’Officina di S.M. Novella
L'altro bere
Alkermes made in Florence all’Officina di S.M. Novella

Il liquore principe della zuppa inglese nasce n Leggi tutto