A Vinitaly 2018 i mercati del futuro

A Vinitaly 2018 i mercati del futuro

«Negli ultimi 20 anni Vinitaly ha proiettato il mondo del vino italiano in una dimensione internazionale. Dopo anni di crescita straordinaria, oggi siamo di fronte a una grande riflessione “di sistema”, che dà anche l’opportunità di riprogettare la promozione per aumentare sempre più valore del nostro export vinicolo». Le parole di Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, sottolineano la prospettiva sempre più internazionale del Salone del vino di Verona.

Vinitaly 2018: una piattaforma strategica per raggiungere il mondo

Oggi la conferenza stampa ufficiale della 52esima edizione ha radunato a Roma i vertici di Veronafiere (oltre a Mantovani, il presidente Maurizio Danese) insieme ad Andrea Olivero (viceministro Mipaaf), Michele Scannavini (presidente Ice Agenzia), Federico Sboarina (sindaco di Verona) e Denis Pantini (responsabile Nomisma Wine Monitor). Con un obiettivo: sottolineare come Vinitaly possa «diventare ancora di più una piattaforma di sistema per incentivare la crescita del vino italiano nel mondo. Uno strumento per crescere anche in mercati in cui la nostra produzione è oggi un po’ sotto-performante», con il contributo fondamentale delle associazioni di settore, delle aziende e delle istituzioni.

Per questo la giornata inaugurale di Vinitaly 2018, domenica 15 aprile, si aprirà con uno studio dedicato ai mercati del futuro curato da Nomisma – Wine Monitor. Ecco qualche anticipazione.

A Vinitaly 2018 “Il futuro dei mercati, i mercati del futuro”

Lo studio WineMonitor – Nomisma “Vino: il futuro dei mercati, i mercati del futuro” parte dalla mappatura del mercato enologico mondiale degli ultimi 10 anni, per analizzare il posizionamento del vino italiano e dei nostri principali competitor. Fino a formulare alcune prospettive per i prossimi 5 anni. Scopo principale di questa approfondita analisi è capire come penetrare nuovi mercati e consolidare la nostra presenza in quelli già conquistati.

Export Italia vs Francia: è una partita a Risiko

«L’Italia è una superpotenza enologica, ma il nostro nuovo record commerciale (+6,2% dal 2016, con un controvalore di 5,9 miliardi di euro) non rende ancora giustizia alla grande qualità delle nostre produzioni», spiega Mantovani. La diffusione enologica dell’Italia è notevole: siamo market leader in 16 Paesi, ma il nostro principale competitor, la Francia, ne conta 29,«e in questo Risiko dei consumi i francesi sono più dislocati di noi, coprono aree a maggior propensione di crescita».

Partiamo dai nostri punti deboli

«Parlare dei punti di difficoltà aiuta ad andare avanti: ci sono segnali contraddittori sia sui mercati tradizionali di sbocco (dove si registra la concentrazione prevalentemente in 3 aree specifiche: Usa, Germania e Uk), sia nei mercati emergenti, dove non riusciamo a ottenere quote e valori che invece sarebbero alla nostra portata», sottolinea Mantovani. Fra le cause non va trascurata la frammentazione produttiva: la ridotta presenza di imprese leader italiane (46%, contro il 94% del Cile e l’81% della Nuova Zelanda) rappresenta un piccolo freno per la crescita del nostro export.

La nuova geografia dei consumi

Anche la geografia mondiale dei consumi del vino sta cambiando, a favore dei mercati terzi. Nel 2017 in Europa si concentra ancora il 60% (contro il 67% di 10 anni fa), mentre la crescita più significativa è in Nord America e Asia. Aumenta, in parallelo, il valore medio del vino consumato: si conferma la scelta di vini premium nei mercati più solidi. Ma in prospettiva vanno considerati anche alcuni fattori sociodemografici ed economici. In Germania, ad esempio, pesa l’invecchiamento della popolazione, mentre Brexit e la svalutazione della sterlina incidono sul mercato inglese.

Chi mina la leadership francese

A livello mondiale, la Francia conferma la leadership nell’export di vino, ma i suoi valori sono in calo. Mentre l’Italia avanza nel comparto spumanti (dal 10 al 23% nell’ultimo decennio), il mercato dei vini fermi vede crescere Cile e Nuova Zelanda. In Cina, in particolare, gli accordi di libero scambio avvantaggiano le produzioni australiane e cilene: tra 2012 e 2017 l’Australia è passata dal 14 al 26%, mentre il leader francese è calato dal 50 al 40% nello stesso periodo.

L’Italia delle bollicine non teme rivali

L’Italia traina il mercato dei vini sparkling nel mondo. Tra 2007 e 2017 l’export degli spumanti italiani è volato a +240%, a fronte di una media mondiale del +50%. Considerando lo stesso decennio, l’export enologico complessivo dello Stivale è cresciuto del +67%, spostandosi via via dai mercati di prossimità (dal 59 a 51%) a mercati terzi e più distanti.

Bene l’Est Europa, ma restiamo marginali nel sud del mondo

Fra 2012 e 2017 abbiamo guadagnato terreno nei Paesi dell’Est Europa (Lettonia +144%, Polonia +97%), in Messico (+81%) e a Taiwan (+131%), mentre resta per noi marginale il mercato africano. Anche nel sud del mondo (e in Cina) il nostro peso è ancora ridotto: il vino italiano vale meno del 10% dell’import dei singoli Paesi.

Il futuro dell’export italiano in Russia e Usa

L’export di vino italiano è stimato in crescita nei mercati target. In particolare emerge il potenziale di Russia e Stati Uniti (contando sul fatto che in America non vengano estese al vino altre misure di protezione). Gli Usa si confermano il più grande mercato per il vino italiano, con un giro d’affari di oltre 1,6 miliardi di euro l’anno. Il Nord America è un mercato storico e consolidato, ma conserva tuttora un ampio margine di crescita per il nostro vino.

Focus sui mercati strategici: partiamo dagli Usa

Ogni Vinitaly dedica un focus specifico alle aree di maggior interesse per la nostra enologia: Giappone, Cina, Russia, Germania, Regno Unito, Usa. Il focus di questa edizione tornano ad essere gli Stati Uniti. Domenica 15 aprile a Verona sarà presentata un’ulteriore ricerca a cura di Nomisma – Wine Monitor, dedicata specificatamente al mercato americano.

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