Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

7 vini per capire il Trentodoc. A Milano con Roberto Anesi (Miglior sommelier d’Italia Ais)

7 vini per capire il Trentodoc. A Milano con Roberto Anesi (Miglior sommelier d’Italia Ais)

Tra le iniziative del Trentodoc a Milano, in scena dal 28 settembre al 6 ottobre, non poteva mancare una degustazione condotta da Roberto Anesi, Miglior sommelier d’Italia Ais e ambasciatore del Trentodoc 2018, nonché trentino di nascita e grande appassionato di bollicine Metodo Classico della sua regione.

Il tasting “Trentodoc. Viaggio nei vigneti di montagna” si è svolto questo lunedì 1 ottobre al Westin Palace sotto il coordinamento di Ais Milano, nell’ambito delle iniziative del “Trentodoc in città”. Insieme a Roberto Anesi fatto il punto sullo stato dell’arte della produzione, proponendo l’assaggio di 7 etichette emblematiche di piccoli e grandi produttori.

 

Roberto Anesi, miglior sommelier d’Italia Ais

 

I tratti distintivi del Trentodoc in 7 vini

Tra le differenze di stile e gusto aziendale, notiamo alcuni tratti comuni: l’eleganza, la freschezza e la sapidità, ma soprattutto la tendenza a preferire dosaggi più bassi che in passato, a fronte di una più lunga permanenza sui lieviti che, lungi dall’appesantire il calice, rivela la  forte identità territoriale del Trentodoc.

 

Degustazione in corso

 

Cantine Ferrari | Perlé Zero Cuvée 11 s.a.

La storica azienda dei fratelli Lunelli non ha certo bisogno di presentazioni, ma questa etichetta forse qualcuna in più sì. È infatti l’ultimo nato nella linea dei Perlé,  presentato per la prima volta proprio un anno fa a Milano. Chardonnay in purezza dalle colline sopra Trento a 400 metri di altezza, è un multi-millesimato con vini base di varie annate, tra cui la 2004 e la 2009. L’assemblage risale al 2011, con affinamento in parte in acciaio, in parte in legno e in vetro. Nel calice un dosaggio zero di carattere, estrema pulizia e verticalità senza perdere in cremosità. Sette anni sui lieviti per una bollicina destinata a diventare una nuova icona del marchio Ferrari.

Bellaveder | Brut Nature Riserva 2013

Realtà familiare vocata all’artigianalità e alla cura dei dettagli con sede a monte del paese di San Michele all’Adige,  sul conoide di Faedo. Questa Riserva di Chardonnay nasce da un vigneto di poco più di 1,5 ettari a 350 metri e affina per il 75% in acciaio e il 25% in barrique, svolgendo la malolattica. La permanenza sui lieviti si protrae per circa 40 mesi. Naso giocato sulla leggerezza e la finezza: fiori bianchi, mela renetta, pesca, intrigante accenno minerale e tostato. In bocca piacevolissima sapidità, con sensazioni agrumate e fumé che stupiscono per la loro lunghezza.

Revì | Paladino 2012

La Cantina ha sede ad Aldeno, sotto Trento e ha tra i suoi meriti quello di essere stata la prima Cantina a proporre un Trentodoc certificato biologico nel 2013 (con l’annata 2009). Paladino è il fiore all’occhiello aziendale: solo 2000 bottiglie per una bollicina di grande finezza che non vede legno e permane 60 mesi sui lieviti. Il dosaggio è contenuto: solo 3 gr/l. Cremosità, ampiezza, ma anche grandissima freschezza. Bouquet da manuale con note di biancospino, acacia, papaya, miele, piccola pasticceria, sensazioni iodate.

Abate Nero | Domini 2012

Abate Nero si trova a nord di Trento, in direzione di Lavis, e vanta oltre 40 anni di attività. Il Domini 2012 fermenta in acciaio e non fa malolattica, come da filosofia aziendale che punta alla creazione di vini verticali, snelli, “rigidi” e dotati di straordinaria lunghezza. La sosta sui lieviti si prolunga per circa 4 anni, con un dosaggio generoso di 6 gr/l che però non risulta invadente. Naso delicato di frutta a polpa bianca, speziatura dolce, erbe di montagna, burro sciolto. La raffinata complessità e rotondità olfattiva si tiene in bocca, dove spicca anche una bella acidità finale. Solo 5 mila bottiglie.

Altemasi | Riserva Graal 2011

70% Chardonnay e 30% Pinot nero con fermentazione in acciaio e in barrique (per una parte dello Chardonnay) e permanenza di 72 mesi sui lieviti. Vale la pena di specificare la provenienza delle uve, una rigorosa selezione di Altemasi, la linea di eccellenza degli spumanti Cavit. Lo Chardonnay arriva dalle colline sopra Trento, mentre il Pinot nero dall’Altopiano di Brentonico e della Valle dei Laghi. Con questo settimo spumante il passo è decisamente diverso: siamo di fronte a una bollicina di struttura, volume, suadenza aromatica. Il naso è deciso, di frutta più matura, crema di pinoli, panificazione, note fumé. Sorso pieno e bella masticabilità per un Trentodoc da 6 gr/l, ma senza alcuna pesantezza

Maso Martis | Extra Brut Rosé 2014 Bio

Il Pinot nero di questo Extra Brut Rosé arriva dai vigneti aziendali a Martignano, a 400 metri. La zona gode di una notevole ventilazione che si dimostra particolarmente adatta alla varietà Pinot nero, così come i suoli calcarei, che garantiscono uno stile particolarmente ricco e raffinato. Colore rosa tenue e naso di piccoli frutti rossi, gelatina di ribes, ma anche cumino, pepe bianco, finocchietto selvatico. 5.000 bottiglie per 48 mesi sui lieviti, a seguito di una fermentazione in acciaio. Sorso pieno, sapido, con una bella tensione e un leggero velo tannico.

Letrari – +4 Rosé Riserva 2010

La figura pionieristica di Lionello Letrari si rivela in questo rosé filosofico, quasi da meditazione. La storica Cantina ha sede a Rovereto e gode dell’effetto dell’Ora del Garda, che spira da sud. Lo stile aziendale punta a bollicine si spessore, pieni, qui si cerca più la ricchezza che la verticalità. La quota di Chardonnay è pari al 60%, con un 40% di Pinot noir e 72 mesi sui lieviti. Il colore è sui generis, con riflessi ramati, risultato di un contatto sulle bucce di sole 5-6 ore. Grandiosa Riserva da 3 mila bottiglie dove si colgono noti di lampone, caramello, arancia amara, pane di segale, fino al bastoncino di liquirizia.

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